sabato 17 gennaio 2015

Come fare una Cold Cream, guida per apprendisti spignattatori

Ciao a Tutti,
oggi vi spiegherò come fare una semplice preparazione per cui non servono grandi quantità di ingredienti.
Si tratta in specifico della Cold Cream, antenata delle moderne creme emulsionate, ovvero la prima preparazione non anidra, inventata in particolare da Galeno nel II sec D.C.
La preparazione, a differenza degli unguenti, contiene una piccola percentuale d’acqua (circa 1/5), in questo modo risulta ben più rinfrescante rispetto ad un unguento anidro.
L’originaria ricetta di Galeno prevedeva la fusione di Cera d’Api con tre parti di Olio di Oliva nel quale erano messi a macerare petali di rosa, a questa preparazione veniva incorporata acqua quanto più possibile (appunto, si poteva arrivare fino a 1/5 circa).

Questa preparazione, non particolarmente piacevole da spalmare, ha il vantaggio di poter essere preparata anche senza avere a disposizione un grande assortimento di materie prime.
Se non è una preparazione che consiglio quando ormai avete a disposizione emulsionanti, gelificanti ecc…ma può essere un’ottima prima prova per cominciare.
Il principio di base per cui questa preparazione “sta in piedi” è da ricercare nella Cera d’Api, che possiede blande capacità emulsionanti, dovute soprattutto al suo ruolo di fattore di consistenza (contiene qualche molecola con proprietà emulsionanti, ma in quantità troppo limitate). Infatti una Cold Cream, mai sarà fluida, e mai sarà molto morbida e setosa da spalmare come una vera emulsione.
Può essere realizzata anche usando altre cere con capacità emulsionanti, come l’Alcol Cetilico o Cetilstearilico, ma in ogni caso una Cold Cream è un prodotto emolliente, “isolante”, insomma dovrebbe rendere la pelle impermeabile, dato che si tratta di una sorta di “emulsione” A/O, ma niente di più, anche se può essere arricchita da ingredienti che la rendano ancora più funzionale allo scopo (es. può essere arricchita di Tocoferolo per nutrire una pelle molto rovinata da intemperie o detergenti)

Insomma, l’utilità delle Cold Cream è limitato: va bene per le pelli estremamente secche (soprattutto se si pensa di usarla sul viso, in quel caso io la consiglio solamente per l'Artico...ma ognuno fa quel che crede, e soprattutto quello che la pelle chiede), va bene come prodotto “barriera” come sostituto della vaselina o della Lanolina, va bene come impacco per piedi/mani, e una versione particolare non è altro che il Balsamo Labbra di Lola.
Non può essere utilizzata come una vera e propria crema corpo o come un burro montato, ad esempio dopo la doccia, frenerebbe sulla pelle bagnata, anche se usata sulle mani, devo dire che nutre molto, ma lasciando la pelle meno unta di quanto immaginassi.
In ogni caso è importante ricordare che sono prodotti che non durano più di 3-4 mesi, potrebbero non andare a male se ben conservate e senza aggiunte particolari (eventualmente si possono mettere in frigo, ritoccando la proporzione di cera), ma tendenzialmente finiscono col separarsi. L’aggiunta di un conservante ne prolunga la vita, ma non di molto, perché potrebbe appunto separarsi.

In una Cold Cream si possono fare piccole aggiunte di attivi, nulla vi vieta di farle, anzi, ma quello a cui bisogna fare attenzione in questi tentativi è:
1) Le aggiunte possono essere solamente composte da ingredienti non termolabili, infatti vanno inserite prima che la Cold Cream si solidifichi, quindi se si esclude qualche goccia di Olio Essenziale tutto va inserito all’inizio, a caldo (potreste anche riuscire ad aggiungere un pochino di oleoliti alla fine, mentre il prodotto si sta raffreddando, ma sappiate che potrebbe anche separarvisi la "crema" durante questa aggiunta).
2) Le aggiunte devono essere limitate, possono essere fatte piccole aggiunte idrofile direttamente nella fase acquosa, prima del suo inserimento, ma una vera e propria fase C è impossibile che regga.
3) Nel caso di aggiunte, misurate il pH della fase acquosa prima di inserirla
4) Chiaramente non usate oli termolabili, dato che non possono essere inseriti a freddo, se non in piccolissime quantità, prima che si raffreddi del tutto il prodotto (discorso che vale anche per gli oleoliti)

Esempi di aggiunte possibili:

Idrofile: Miele/Fruttosio/Zuccheri (attenzione però, la crema durerà poco ed è consigliabile inserire un conservante, a meno che non si inserisca solo Miele o Sciroppo di Fruttosio come fase acquosa, in questo modo il prodotto risulta autoconservante, ma potrebbe essere piuttosto gnucco), Pantenolo (bisogna inserire la fase acquosa sotto i 70°C), Acque Distillate varie (essendo ottenute per distillazione non sono termolabili, anche se fanno più che altro poesia), Glicerina/Sorbitolo, Allantoina (pochissima, rimane in soluzione allo 0,4% della fase acquosa), Urea (ma dovrete inserire anche Acido Lattico come tampone, almeno 0,25g per ogni grammo di Urea, e stare sotto pH 5). Come conservante va benissimo il Cosgard, che regge la temperatura, ma ce ne sono sicuramente di più sicuri.

Lipofile: Tocoferolo/Tocoferil Acetato, Insaponificabili non termolabili (es. non contenenti Squalene), Gamma Orizanolo, Licopene (Oleolito di Pomodoro), eventuali Steroli/Fitosteroli (controllate la scheda tecnica nel caso).

Sul forum di Lola potete trovare qualche esempio di ricetta di Cold Cream con qualche aggiunta carina. 

Ecco la ricetta classica elaborata da Galeno, in percentuali:

60% Olio
20% Cera d’Api
20% Acqua/Acqua di Rose

Il procedimento base è semplicissimo: va sciolta la Cera d’Api negli oli, si versa l’Acqua (o Acqua di Rose) calda a filo e si frulla fino al raggiungimento di una certa consistenza.
A questo punto si passa al cucchiaino e si mescola pazientemente fino a raffreddamento naturale.





Ricetta ritoccata per la conservazione in frigo:

72-75% Oli/Burri
5-8% Cera d’Api
20% Acqua/Acqua di Rose

L’aggiunta di burri in sostituzione alla cera può essere utile per ottenere prodotti con la giusta consistenza in relazione alla temperatura. Rispetto alla pura sostituzione di cera con oli, permette di creare una diversa “cascata di grassi”.
In questo caso è utile ricordare che è importante valutare la scelta degli oli da usare, potete notare che alcuni oli “gelano” in frigo, è meglio quindi variare, e fare un mix, è sicuramente più probabile che non otteniate un prodotto troppo duro e che debba prendere sbalzi termici lunghi ad ogni utilizzo.

Dato che il prodotto è “a breve termine”, semplice da realizzare e permette di sperimentare, oltre alla ricetta base non proporrò versioni.
Vi lascerò sperimentare, sperando che questo sia uno dei semplici prodotti che vorrete provare a fare per iniziare l’autoproduzione!

Alla prossima
Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Biodizionario.it, Promiseland.it, Galenotech.org e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

2 commenti:

  1. Ciao, le cold cream sono state tra le primisse cose che ho spignattato (credo dopo balsamo labbra e il burro montato) e anche se oggi spignatto poco per ragioni di tempo, ne faccio ancora oggi per le mani superscrepolate di mio nonno che gradisce tantissimo :) Proverò questa ricetta non appena avrà terminato quello che sta usando ora :)

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  2. Beh, queste sono proprio due ricette basic, nel senso, altre proporzioni di cera/olio/acqua non ne ho viste, almeno tra quelle testate e affidabili. Poi chiaramente tutto cambia con aggiunte eventuali di burri! Comunque la formula classica funziona per le mani! Piuttosto unta, ma efficace! Io sto ancora testando una mia ricetta arricchita in attivi, la uso ancora questo mese, poi la pubblico se va tutto bene!

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